LA MADONNA DELLE CILIEGIE

 

Tra Vangeli apocrifi, Corano e leggende da raccontare

Le opere a soggetto religioso, fin dall'origine del Cristianesimo, hanno uno scopo catechetico, di vera e propria erudizione attraverso le immagini.

C'è la necessità di dover insegnare tramite la rappresentazione dei fatti che raccontano da chi proviene dalle regioni oltre il Mediterraneo; era l'incanto immaginifico della tradizione orale. Ma, è ovvio, non è un fatto prettamente cristiano; davanti alle immagini graffite nella roccia, dipinte nella caverna, nel tempio, nel palazzo e nella chiesa la tribù, il clan e la comunità si relazionavano con i simboli che costituivano la memoria collettiva. Nei millenni, i simboli, sono divenuti archetipi che hanno il formato dell'Identità e l'Appartenenza dell'individuo e del gruppo. Intorno alle immagini che riproducono un passo del Vangelo la gente si riuniva, pregava e si stupiva di un evento lontano nel tempo ma presente lì, nella magia del racconto pittorico. Accadevano eventi carichi di devozione e misticismo, nasce la devozione e fiorivano i miracoli. In virtù di quei racconti fatti per immagini, nasce la comunità che cresceva fortificata da quegli ideali che servono poi i modelli per le esigenze future. Nel dipinto in cui viene raffigurato la “Madonna delle ciliegie”, i pittori - non sono molti, si trova a dipingere questa “novella” dai primi anni del medioevo fino all'ambito tardo-barocco - L'introduzione da un passo del Vangelo apocrifo dello Pseudo -Matteo 1. XX, XXI, ma in effetti la leggenda è narrata anche nella sesta sura del Corano. Altre versioni sono poi state redatte nel nord Europa e sono particolari dei vari linguaggi interpretativi, quelle cantate e redatte in ambito ortodosso.Dobbiamo immaginare sacerdoti, monaci, predicatori che, indicando queste opere, spiegavano come Dio si era manifestato perché tutti potessero godere della Grazia, tutti, senza distinzione. Non era facile in epoche non dissimili dalla nostra distinzione di un potere prepotente da quello che difende i poveri e promuove la civiltà. Le immagini a soggetto hanno anche lo scopo di sperare oltre le nefandezze e la promessa vane degli uomini. Dio si manifesta nelle cose semplici, nella quotidianità; ed ecco il fatto in una delle versioni meno conosciute divenuto presente, reale perché dipinto. La leggenda è tratta dai misteri di Coventry Canti medievali della Gran Bretagna ed è stata collezionata nelle “indicando queste opere, spiegavano come Dio si era manifestato perché tutti potessero godere della Grazia, tutti, senza distinzione. Non era facile in epoche non dissimili dalla nostra distinzione di un potere prepotente da quello che difende i poveri e promuove la civiltà. Le immagini a soggetto hanno anche lo scopo di sperare oltre le nefandezze e la promessa vane degli uomini. Dio si manifesta nelle cose semplici, nella quotidianità; ed ecco il fatto in una delle versioni meno conosciute divenuto presente, reale perché dipinto. La leggenda è tratta dai misteri di Coventry Canti medievali della Gran Bretagna ed è stata collezionata nelle “indicando queste opere, spiegavano come Dio si era manifestato perché tutti potessero godere della Grazia, tutti, senza distinzione. Non era facile in epoche non dissimili dalla nostra distinzione di un potere prepotente da quello che difende i poveri e promuove la civiltà. Le immagini a soggetto hanno anche lo scopo di sperare oltre le nefandezze e la promessa vane degli uomini. Dio si manifesta nelle cose semplici, nella quotidianità; ed ecco il fatto in una delle versioni meno conosciute divenuto presente, reale perché dipinto. La leggenda è tratta dai misteri di Coventry Canti medievali della Gran Bretagna ed è stata collezionata nelle “Non era facile in epoche non dissimili dalla nostra distinzione di un potere prepotente da quello che difende i poveri e promuove la civiltà. Le immagini a soggetto hanno anche lo scopo di sperare oltre le nefandezze e la promessa vane degli uomini. Dio si manifesta nelle cose semplici, nella quotidianità; ed ecco il fatto in una delle versioni meno conosciute divenuto presente, reale perché dipinto. La leggenda è tratta dai misteri di Coventry . Le immagini a soggetto hanno anche lo scopo di sperare oltre le nefandezze e la promessa vane degli uomini. Dio si manifesta nelle cose semplici, nella quotidianità; ed ecco il fatto in una delle versioni meno conosciute divenuto presente, reale perché dipinto.La leggenda è tratta dai misteri di Coventry Canti medievali della Gran Bretagna ed è stata collezionata nelle " Ballate per bambini "  al numero cinquantaquattro, "Giuseppe e Maria": Maria era incinta, ma non aveva trovato il modo promesso sposo Giuseppe. Questi, dadi il testo, era già avanti con l'amarezza e amava Maria che considera come il mio fiore. Un Giorno, ed era di Maggio, Maria, come tutte le donne incinte, aveva le “voglie”; di ciliegie aveva desiderio. Un albero bello e rigoglioso mostrava i suoi frutti purpurei, alcuni rami sporgevano dall'orto sulla strada bianca e polverosa.La giovane donna scese in strada e protese le mani verso l'esterno, ma nonostante si fosse messa in punta di piedi con le braccia e le dita ben stese i frutti, le foglie, come pure le sommità esili dei rami restavano lontani. Rimase lì ansimante per la vana fatica quando vide da lontano avvicinarsi un uomo. Era caldo, l'afa rendeva tremolanti le forme, ma lei riconobbe quelle di Giuseppe che con gli strumenti da carpentiere sulle spalle tornava verso casa. Si fermò vicino a Maria. Matteo scrive il volto di Maria sorrideva tra le ciglia e riscaldava il cuore, stanco per gli anni e la fatica, di Giuseppe. “Aiutami a prendere le ciliegie”, gli disse Maria, “perché presto un figlio avrò”.Lui sentì dentro sé crescere la rabbia e le regole: “Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te”. E se ne andò proseguendo per quella strada bianca, calda e polverosa. Allora, in qualche versione, si legge che il Bimbo nel suo grembo comandò all'albero di chinare i rami fino a quando le mani di Maria potessero prendere e sentire tra le dita i rossi e rotondi frutti del ciliegio. In altre versioni, pare che invece Maria semplicemente guardò l'articolo ed esso chinò un ramo. Con una mano, Lei, teneva la veste sul ventre, con l'altra colse i frutti.Mentre accadeva questo, Giuseppe alla rabbia contrappose l'amarezza del distacco e la dolcezza della nostalgia, si voltò e vide che aveva piegato il ramo tanto che la Donna non dovette fare qualche sforzo per prendere i frutti. Tornò allora di corsa sui suoi passi e abbracciò Maria, riconoscendo in quell'evento prodigioso quello che in sogno l'angelo gli aveva preannunciato. Da lì cominciò la Storia che condusse la coppia e Gesù, prima a Betlemme, poi in Egitto e quindi all'avvio del Nuovo Testamento. Nell'opera di Federico Barocci del 1572 ca L'incanto avviene nella sosta durante il viaggio, dopo la visita dei Re maghi e prima di arrivare in terra d'Egitto. San Giuseppe non è caduco, è un uomo adulto che sorride al piccolo Gesù, gli passa un ramo di ciliegie,Maria sorride con un'espressione assorta e già malinconica. Lei sa già, nel suo animo il Mistero è già stato svelato, lo conserva e lo conserva perché, nonostante la carne e il suo essere madre, tutto si avveri. Barocci pone con la stessa posa che Michelangelo usò nel Tondo Doni settant'anni prima. Il piede destro è indietro, nella Madonna delle ciliegie non si vede. Il sinistro è scalzo, ed è evidente perché è con la sinistra, con la passione, che può includere il mistero di un Dio che si fa Bambino per l'uomo. Nel Tondo Doni, il portico della Madonna a San Giuseppe perché con San Giovannino segnalato il battesimo degli ignudi che oltre il fosso-fiume, attendono.Nell'opera di Federico Barocci il battesimo è ancora lontano, Maria con una scodella prende l'immagine da una sorgente perché la famiglia si può dissetare; l'asino guarda la scena, è rivolto verso un sole che per alcuni sorge, per altri tramonta. In ogni caso, qualcosa sta cambiando: inizia un altro giorno, un altro tempo. L'asino, in un passo del libro dei numeri,  è capace di “vedere” i segni di Dio e di opporsi all'uomo ottuso che non comprende la parola di Dio (cfr. Nm 22,23-35). L'asino è dunque una figura sapienziale, perché riconosci la volontà di Dio prima ancora l'uomo che si ritiene saggio, veggente. L'asino osserva e capisce i segni. Tu che leggi, vuoi delle ciliegie? 

                                                                    

                                                                                                      Alberto D'Atanasio
                                                                                          Docente MIUR di Storia dell'Arte,
                                                                         Estetica dei Linguaggi Visivi. Teoria della percezione
                                                                                                 e Psicologia della forma  
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