Via

Via

Ricordo la sua figura lieve curva sul fuoco o sull’acqua luccichii nella penombra, non c’era molto da descrivere in quella spoglia stanza, lei disegnava lo spazio e col suo cantare modellava forme a immagini che coloravano i pensieri. È così che inoltravano gli incantesimi, di mattino, pomeriggio e poi la sera.

Passare la collina e incontrare il mondo in fondo non serviva, bastava quell’essenza a creare eroi, fate e, da poveri, immaginar ricchezze degne di un re.

Ed ora che il tempo ha regalato pieghe a decorare le code degli occhi e fili d’argento sopra le orecchie di quel tempo sento la necessità e nella solitudine mi rifugio, rimedio e di essa cerco la compagnia. Che rintocchi pure il bronzo antico e della nenia ricorra la strofa.

 

Si ascolterà l’abbaiare lontano dei cani, dai rami delle querce più alte si aspetterà la notte finché non verranno le stelle a illuminare la nuova carta astrale.

Avremo paura di non afferrare tutto, avremo paura che il tutto non c’afferri Allora il respiro sarà profondo, sarà aperta la finestra dalle tende bianche, l’aria profumerà di neve e di frutta candita.

Dall’erba spunteranno le sottili spighe e col nuovo vento si gonfieranno le vele, né bussola, né sestante.

Altre primavere sveleranno il mistero e l’estate ci donerà i covoni dove riporre i nuovi amori, con gli occhi chiusi si vedrà meglio. Avremo paura di non afferrare tutto, avremo paura che il tutto non c’afferri Ci innamoreremo ancora Lacrime confondersi con la pioggia questa trasmuterà in fiume e mare. Spiagge e scogli, un porto una barca.

Via.

Alberto

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