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_ Il Volo
Il Volo

Lo spettacolo “il volo” nasce ispirato al libro “Segni d’Airone” scritto da Alberto D’Atanasio insieme ad Alessandro Dal Principe, Fabio Gareggia e David Pieroni. Il libro parla di come il gesto, il colore, la poesia, il segno e la forma possano divenire strumenti unici che permettono di dar corpo e visibilità alle emozioni, ai sentimenti, ai disagi. Alberto D’Atanasio insegnante di storia dell’Arte e Linguaggi non verbali, coinvolse nella lettura dei brani poetici composti da Alessandro Dal Principe, Fabio Gareggia e David Pieroni, Ugo Pagliai attore cinematografico e teatrale e Paolo Crepet psichiatra e sociologo che coadiuvarono il progetto di formare un’associazione che realizzi attività volte a dar voce e immagine a tutte quelle espressioni che prodotte quasi sempre in segreto da giovani e meno giovani, possono rivelare situazioni fantastiche per la loro realtà creativa o sorprendenti perché piene di patos e per l’universo tragico che fanno scoprire. L’associazione che scaturì da quest’esperienza, si chiama “Giovani s.r.l.” ed s.r.l. non sta per una specificazione commerciale ma per un distinguo che risulti evidente e chiaro: S.r.l. come: Speranze, Rabbie e Libertà. L’associazione opera in tutto il territorio nazionale e ha molti soci, promuove eventi culturali, spettacoli e mostre didattiche. Nel 2001 con la collaborazione della coreografa Licia Baraldi si è allestito lo spettacolo: “Il Volo” con la compagnia Alef, (membro della Royal Academi of Dance, Imperial Society of Teacehers of Dancing), un evento che riproduce con danza e teatro l’esperienza descritta nel libro. Il corpo di ballo conta dieci ballerini compresa la coreografa: Licia Baraldi, un’attore: Ugo Pagliai, un presentatore : Alberto D’Atanasio. Lo spettacolo, il Volo si compone da più parti: all’overture il presentatore entra in scena, vestito di nero con un libro in mano, saluta il pubblico con aria seria e compita, ma mentre sta per iniziare a spiegare cosa accadrà da lì a poco. Squilla un cellulare…è quello del presentatore il quale frastornato, si fruga nelle tasche è imbarazzato chiede scusa con i presenti, controlla il video del telefono e con sguardo sorpreso e sorridente dice rivolto al pubblico: è Angelo! E comincia a parlare col suo interlocutore telefonico risponde dicendo: “no, non disturbi anzi… Volevo chiamarti io…” e si rivolge alla platea gesticolando: indica il telefono e volteggia la mano sinistra coma a dire “non immaginate chi sia… “ La telefonata continua e il presentatore parla con l’Angelo chiedendo di svegliare tutti gli angeli che sono dietro alle persone del pubblico perché non sarà uno spettacolo come gli altri, da quel teatro ci si alzerà trasformati, diversi forse anche migliori da come si è entrati… A questo punto la telefonata si chiude, il presentatore saluta e scusandosi continua a parlare col pubblico spiegando come è nato lo spettacolo, di come, ad esempio le emozioni e i sentimenti possano diventare un veicolo per entrare oltre l’immagine palese ed incontrare l’immagine vera di ognuno di noi. Quell’immagine che racchiude le ansie, le rabbie, le libertà, le speranze, le attese disperate, i sogni celati, gli amori nascosti, gli abbandoni mai risolti, i nodi ancora da sciogliere. Poi, salutando, il presentatore esce di scena augurando che la persona interiore di ognuno possa presto risvegliarsi aiutata da Angelo e volare ancora e ancora come la mitica fenice. A questo punto entrano due ballerini, cominciano a danzare, la musica da tenue diventa forte e a tempi cadenzati, una voce recitante, Ugo Pagliai, legge i brani salienti del libro: “Segni d’Airone”. A circa metà spettacolo entra in scena un mimo che a tempo di musica figura il suo stare dentro una gabbia chiusa che lo soffoca e gli impedisce movimenti e respiro. La musica si ferma quando il mimo all’improvviso rompe la gabbia con un gesto brusco qunato inaspettato generando un rumore di vetri rotti. Uscito il mimo entrano altri due ballerini che su un adagio accompagnano l’entrata di Ugo pagliai che entra in scena e legge la sequenza sull’amore, (pagg.: 67 e 68). Ugo pagliai recita seduto sulla scala, pii esce passando tra la platea o tornando lentamente indietro se il teatro è sprovvisto di corridoio centrale. La danza è al suo culmine in scena sono i ballerini e la coreografa poi man mano che il brano musicale si svolge tutti lentamente escono dal palco verso le quinte. Il sipario si chiude. Allo spettacolo servono un sevice audio e luci, camerini attrezzati e servizio stampa… Lo scrivente è a disposizione insieme a Daniela Pollo per qualsiasi delucidazione al fine di rendere congiura la pianificazione dell’evento. Si può prevedere anche la partecipazione come ospite di Paolo Crepet. Lo spettacolo è composto da due parti recitate: una all’inizio e l’altro a metà dell’evento. La durata dello spettacolo è di circa un’ora ed è ricco di momenti intensi e coinvolgenti.