// scritti autografi

_ dell'acqua il canto
Il viaggio del giovane vecchio
Sequenza sull'amore
Sull'animo dell'artista
Vengo a bere dai tuoi occhi
dell'acqua il canto

La donna, dicono, è mutevole ed è vero, come, del resto, è vero che lo è ogni persona nel suo scorrere la vita, ma la donna che si ama è semmai costante nella sua mutevolezza come l’immutabile rivolo che cade sempre uguale dalla sorgente all’ eterno mare. Così è la donna amata, o almeno si sogna che essa sia, sempre rinnovata e sempre immota dall’inizio alla fine; una miriade di gocce d’acqua e l’amore è la forza che da sempre muove e tiene saldo ogni uomo.

Acque cristalline, verdi di alghe e di azzurre sfumature d’infinito poi alberi lacustri, rocce e lo smeraldo dei prati. Canali, ruscelli, polle e il blu profondo dal lapislazzuli al cobalto, cupo come alcuni ricordi, come il risentimento, il grido mai urlato, la rabbia non espressa. In altre zone invece, l’acqua torna limpida e si veste del celeste del cielo quando è pulito dalla tramontana o del turchese dei sinuosi salici. Libero e liberante scorre allegro come i pensieri della speranza e della fantasia.

Questo corso d’acqua è tutto e nulla come del resto il suo elemento: femminile, mutevole eppur costante, ma immoto nella sua essenza.

Erano acque sacre, tanto che i romani celebravano riti sulle sue rive ed eressero templi, ville e terme in onore di Clitumno Dio delle messi e dell’abbondanza.

Il fiume ha oggi l’incanto di quelle favole che una volta si raccontavano intorno al fuoco. Passeggiare sulle sue rive significa percepire la natura negli odori, nel ruvido e nel morbido della flora, nello stupore della magica libertà della fauna.

Il fiume racconta la storia nel suo scorrere ed evoca il tempo. Gli uomini raccolto i frutti delle terre irrorate dal Clitunno, si radunavano in quei focolari che potevano ospitare l’intera famiglia e tra le faville e il calore del fuoco prendeva vita il ricordo: l’immaginazione diveniva immagine e si dava forma alle emozioni, colore ai sentimenti, si rigeneravano le sensazioni  come quella di una battaglia vinta con le insegne dell’esercito imperiale o il cardo romano che aveva poi diviso  la terra donata dal console al centurione.

Il racconto diveniva favola, memoria, tradizione orale, storia. 
L’Istoria poi decorava il tempio, l’arco, la colonna e l’urna. 
Non era solo mera attività cronistica, quanto il far sì che le nuove generazioni crescessero sull’esperienza dei padri.

Il racconto, la favola, la magia dell’affabulare è anche oggi un modo insostituibile che può permettere al dna delle emozioni di rafforzarsi con la magia del raccontare e dell’ascolto. 
Le paure evocate dalla narrazione, si stemperano con il condividere lo spazio e il tempo, con l’energia che si genera stando insieme, col condividere il pane e il divenire cum panis, compagni. In questo modo ci si può risvegliare con gli animi rinvigoriti pronti per riprendere, insieme o da soli  il viaggio unico della vita.

Un tempo, non c’erano, videogiochi, né banali, quanto deleteri, programmi televisivi e nemmeno il vuoto carisma di certe facce da spot. C’era il desiderio del divenire, del mutare per essere migliori e lasciare un segno che avesse sfidato il tempo e vinto la corruttibilità della materia.
Materia e antimateria, uomo e donna Ares e Afrodite, eros e psiche. In un dipinto del Botticelli venere disarma un marte addormentato dal dolce suono dei satiri. Venere sorge dall’acqua è la bellezza radiante che illumina e da motivo d’essere alla primavera che rigenera e fa divenire ricordi l’autunno e l’inverno.

L’acqua del fiume è simbolo del cambiamento, della purificazione e della fecondità. Non a caso il battesimo avveniva, ed avviene, con questo elemento. È un rinascere, un morire per rivivere nell’attimo presente nell’immortalità dello spirito e della ciclicità della natura. 
L’acqua è origine e veicolo di ogni forma di vita. Il concetto di linfa in alcuni testi tantrici è rappresentato dall’acqua, il prana,cioè il soffio vitale. 
L’elemento acqua si oppone all’elemento fuoco corrisponde al Nord, al trigramma k’an che significa abissale. Ma essa è legata al cielo e al fulmine quindi anche al fuoco ed è per questo che questo elemento come essa è anche sinonimo di purificazione: il crogiuolo.

Come crogiolo e passione è ogni esperienza dell’uomo che si misura e conosce  dimensione donna che essa sia femmina, compagna, figlia o madre, come  terra che fa sudare, inveire contro gli elementi che minacciano il seme del pane e della rigenerazione.
Crogiolo e tempra è la sofferenza dell’amore non amato ed acqua è la fonte del bacio che dona speranza vigore e fa distinguere la voluttà del maschio dal coraggio dell’uomo.

Il Clitunno, fiume che permetteva alle terre di essere feconde e all’uomo di gustarne i frutti, un fiume sacro le cui acque donavo la purezza necessaria per offrire doni a Cibele, a Diana, a Iside, a Venere.

Ora il clitunno non porta più battelli carichi di mattoni d’argilla e i suoi flutti sono così esigui da non nessun timone, né remo, né ruota di mulino riescono muovere. Ma rimane il ricordo, la memoria, la storia, la favola. Il Sacro fiume di tempi remoti oggi irrora vitigni autoctoni che producono Sagrantino, vino sacro usato fin dal medioevo per celebrare la messa e conservato entro appositi recipienti ora bevanda, dalle alte denominazioni ottima per convivi dove la mensa diviene incontro e favola. 
Ma il fiume è anche l’essenza maschile che vive e riconosce il femminile, mutevole e pur costante e fermo. L’uomo apre la terra e il fiume la permea della vita e rende sacro ciò che in essa è contenuto. L’acqua che scorre è il tempo costante che inesorabile tutto travolge, l’uomo può solo frenarne la corsa con la passione e i sentimenti della vita vissuta perché il passato, i ricordi divengano l’estensione dell’attimo presente nel futuro. Nell’immaterialità dell’acqua si fissa l’ineffabile delle sensazioni e delle emozioni.
Il fiume è la presenza femminile, rappresenta la costante l’attesa, ma anche la malinconia che lascia la mutevolezza del tempo. Il poeta si affaccia allo specchio d’acqua per guardare e riflettere ciò che non si riesce avere con occhio umano. Le muse e le menadi tenevano convivi sulle rive del fiume e la loro armonia e la loro ebbrezza erano preludio della presenza degli Dei Apollo e Dionisio  tra gli umani. La donna, coinvolgente e insieme sconvolgente come l’acqua che tutto travolge e rigenera.

Perché la donna è mutevole , dicono, ed è vero, come, del resto, è vero che lo è ogni persona nel suo scorrere la vita, ma la donna che si ama è semmai costante nella sua mutevolezza come l’immutabile rivolo che cade sempre uguale dalla sorgente all’eterno mare. Così è la donna amata, o almeno si sogna che essa sia, sempre rinnovata e sempre immota dall’inizio alla fine; una miriade di gocce d’acqua e l’amore è la forza che da sempre muove e tiene saldo ogni uomo.

Alberto D'Atanasio