// scritti autografi

dell'acqua il canto
Il viaggio del giovane vecchio
Sequenza sull'amore
_ Sull'animo dell'artista
Vengo a bere dai tuoi occhi
Sull'animo dell'artista

La biografia di certi artisti è un  paradosso perfetto di quel che l’osservatore può invece dedurre dalle loro opere. Ricordo che studente, immaginavo un Raffaello Sanzio dedito a cose paradisiache più che a quelle materiali, spirituale ed etereo come i suoi angeli e un Pinturicchio amante di lussi e quindi di bella presenza e affabile, così come ricche ed eleganti sono le figure da lui dipinte, e immaginavo il Pietro Vannucci, meglio conosciuto col nome di Perugino che pregava mentre dava figura a volti di madonne così mistici e paradisiaci che pare emanassero odor d’incensi, dedito a vita ascetica appena uscito dalla sua bottega. E più che immaginare ero convinto che Frà Filippo Lippi, che dipinse di profilo quella Madonna conservata agli Uffizi quale modello di donna bellissima con lo stupendo sguardo pregno d’amore e di remissione come di chi colei che già sa il destino di quel Santo Figlio che a mani giunte prega tenuto sulle ginocchia, fosse frate carmelitano convinto e ieratico così come il suo contemporaneo Frate Giovanni da Fiesole che tanto era la sua fama di bravo pittore quanto di santa persona che lo ricordiamo ancor oggi col nome di Beato Angelico.
Ma, in effetti, Raffaello morì di sifilide a 39 anni, il Pinturicchio era piccolo, brutto d’aspetto e iroso di carattere, gli aneddoti sul Perugino dicono che era uomo gaudente, tronfio e duro con i ragazzi di bottega, fu sepolto in terra non consacrata perché gran bestemmiatore, Il Lippi buttò il saio alle ortiche e scappò con una monaca, tale Lucrezia Buti da cui ebbe un figlio, Filippino, che fu allevato da Botticelli, pare che fra Filippo sia stato infine avvelenato dai parenti di lei, così da punirlo del disonore causato e lavar l’onta, nel 1468 a Spoleto, dove giace sepolto.  
Negli artisti di fine 1800 le cose non sono migliori anzi forse peggiorarono, si pensi a Van Gogh che si recise il lobo superiore dell’orecchio per una disputa con l’amico Gauguin prima  che questi  a sua volta, partisse per Tahiti lasciando moglie e prole in Francia per unirsi ad una adolescente indigena.
Dal primo ‘900 in poi se si volesse trovar rispecchiata la bellezza dell’opera nel vissuto degli artisti che l’hanno eseguita la ricerca diventa ancor più ardua. Che dire delle liti furibonde tra Picasso e Modigliani, e la scarsissima coerenza agli ideali comunisti del rivoluzionario Riveira? Dante Gabirel Rossetti s’invaghì della moglie dell’amico e la portò con se, non da meno fu Salvator Dalì con la celebre Gala: La lista diverrebbe interminabile e il paradosso da analitico e attinente a discipline socioculturali diverrebbe banalmente attinente a chiacchiere pettegole da rotocalco.
D’altra parte l’artista da sempre è colui che da visibilità all’invisibile e si mette come a disposizione di onde eteree che appartengono all’irrazionale. Gli antichi pensavano che fossero le muse ad ispirar gli artisti dai poeti, agli attori financo ai musicisti e ai pittori. In epoca rinascimentale fino al neoclassicismo si pensò che non erano le muse, ma bensì angeli o un demoni che venivano ad ispirare e a condurre cuore, mente e mano dell’artista. Angeli e demoni, figure di luce  e figure tetre entità della luce che si oppongono a quelle delle tenebre e l’artista che a l’una o all’altra sceglie di dar servigio. Ricordo disegni che vedevano  rappresentanti Beethoven circondato da diavoli musicisti che gli correggono gli spartiti e un Niccolò Paganini disegnato con un demonio dietro le spalle che gli sussurra all’orecchio l’accordo da eseguire.
D’altra parte parafrasando una parte di una lettera che Vincent scrisse a suo fratello Theo Van Gog potremmo dire che l’artista è tale se riesce a carpire l’ineffabile e a dar forma a ciò che forma e figura non può averne, una sorta di creatura che ha ricevuto più di altri il mistico lievito del creatore e mal vive su questa terra che poco sa del paradisiaco luogo da cui è pervenuta. Io spero, tal volta. Che se un Dio esiste dovrebbe degli artisti aver più pietà che per ogni altro uomo o ogni uomo considerar artista.